La storia del sito

Il sito di Castiglione di Sicilia è posto a circa 600 metri sul livello del mare. L’altura, sulla sponda meridionale del fiume Alcantara, domina la valle fluviale, posta a Nord, e si trova frontalmente all’abitato di Francavilla di Sicilia collocato nella sponda opposta poco più ad Est. La valle, fertile e ricca d’acque fu luogo di insediamenti umani sin da epoche remotissime. Nei pressi del fiume la grotta Marca (dal nome dell’omonima contrada) ha restituito interessanti reperti ceramici acromi o a motivi in nero su rosso riconducibili all’età del Bronzo antico. Nella stessa galleria sono state rinvenute sepolture con una serie di lame di selce e un idoletto in pietra verde.


Il processo di ellenizzazione della valle fluviale condusse i greci ad edificare la terza città greca dell’Alcantara dopo Naxos e Francavilla. Questo centro abitato è stato individuato dalla Soprintendenza di Catania su un pianoro dominante il corso del fiume tra i comuni di Randazzo e Castiglione di Sicilia fra le contrade Imbischi e Acquafredda. In un settore dell’antico sito, appartenente all’attuale territorio di Castiglione di Sicilia, è stata scavata parte di un isolato delimitato da una strada e da uno stenopòs. Sono state riportate alla luce le vestigia di una casa con ampio cortile ed alcuni ambienti. La datazione dell’isolato è riconducibile ad un’epoca compresa tra la seconda metà del IV sec. e il III sec.


Sebbene siano scarse le testimonianze di epoca romana il territorio di Castiglione di Sicilia presenta invece cospicui segni della presenza bizantina. In Sicilia, la caduta dell’Impero romano d’Occidente non fu un evento percepito dalla popolazione come epocale, il lunghissimo tardoantico perdurò sin da quando l’isola era stata conquistata dai romani d’oriente nel 535 d.C.. Il momento di svolta della storia siciliana si ha tra il 692 e il 695 con la costituzione del thema di Sicilia,a partire dal quale si accentua il processo di militarizzazione dell’Isola. I luoghi elevati, come Castiglione di Sicilia, Francavilla di Sicilia, Calatabiano, Taormina, Castelmola divengono fortificazioni inespugnabili. Sempre, a partire dal VII secolo, il cristianesimo siciliano è principalmente bizantino. si parla il greco, i monaci in gran numero diffondono il culto delle immagini e il rito bizantino. Si fanno risalire a questo periodo le vite dei santi antichi di Sicilia legati a dei modelli storiografici nettamente bizantini. Di fatto le diocesi siciliane, da sempre legate giurisdizionalmente a Roma se ne distaccano sempre più. Il momento culminante si ha nell’anno 726 quando l’imperatore Leone III detto l’Isaurico, in reazione alla presa di posizione della chiesa di Roma contro la politica iconoclasta dell’imperatore, tolse la giurisdizione di quella chiesa sulle diocesi siciliane e confiscò i beni della chiesa romana in Sicilia. La giurisdizione ecclesiastica sulle Diocesi di Sicilia sarebbe spettata da allora in poi alla sede patriarcale di Costantinopoli. Nel 766 proseguì la lotta contro i veneratori d’immagini, condotta da Costantino V, figlio dell’imperatore Leone III l’Isaurico. È stato calcolato che circa 50.000 monaci migrarono verso le terre d’occidente. La Sicilia assorbì parte dei monaci sfuggiti alla pesante persecuzione.


Si attribuisce comunemente a questo periodo la costruzione della Cuba o Chiesa di Santa Domenica databile all’VIII sec.. Pur se di modeste dimensioni essa si presenta come una piccola basilica ad una sola abside e tre navate con nartece e transetto non sporgente.. Alla chiesa erano annessi altri ambienti e un cimitero, così come si è potuto appurare dagli scavi effettuati nella zona. Il lato Sud di questo vetusto complesso doveva essere strutturalmente e funzionalmente associato ad un altro edificio monastico, sorto successivamente. L’immagine riproduce la bellezza di questo monumento bizantino pressoché intatto.


L'attuale Castiglione sorge nel pieno Medioevo (sec. XII) in seguito alla cacciata degli Arabi da parte dei Normanni. L’abitato era cinto da mura e diviso in quartieri. Le mura avevano disposizione concentrica fino a due ridotti difensivi più alti costituiti dal cosiddetto Castelluccio e da un altro (che si trovava al posto dell’attuale chiesa madre dei Santi Pietro e Paolo), del quale non rimane che un solo torrione, molto ben conservato, sotto l’abside della chiesa.


La città prosperò sotto Federico II di Svevia il quale le concesse, nel 1233, l'appellativo di Animosa e le confermò il privilegio di battere moneta. Con la guerra del Vespro, iniziata nel 1282, gli Angioini vennero cacciati dall'isola con l'ausilio dell'ammiraglio Ruggero di Lauria che appoggiava Pietro d'Aragona. Il Lauria ottenne, in premio, il feudo di Castiglione, che scelse spesso come residenza estiva. Nel 1297 tuttavia Ruggero di Lauria, con il nipote Giovanni, parteggiò per Giacomo erede al trono di Spagna, fratello di Re Federico III d’Aragona. L’intenzione era quella di sottrarre il regno a quest’ultimo che invece era il legittimo erede della corona di Sicilia. La vendetta di Federico non si fece attendere. L’8 Settembre 1297 l’esercito di Federico era accampato in Contrada Terone, pronto per l’assedio di fronte al torrione del Mastio (oggi visibile sotto l’abside della chiesa dei Santi Pietro e Paolo). Di questo Mastio rimane ben poca cosa essendo stato quasi del tutto distrutto in occasione dell’assedio.


Nel IV secolo, Castiglione, divenne una baronia con Pirrone Gioeni. Nel 1517 divenne un marchesato con Giovanni Tommaso Gioeni. Un secolo dopo, Infine Tommaso Gioeni nel 1602 venne nominato dal re di Spagna Filippo III primo principe di Castiglione. Il Seicento fu un secolo in cui si insediarono in Castiglione diversi ordini monastici, gli Agostiniani, che nel 1648 si trasferirono in città; i Carmelitani, che costruirono il loro convento i Cassinesi, la cui abazia si trovava nei pressi della chiesa di San Nicola sotto il titolo della Trinità; e infine le Benedettine, che gestivano un orfanotrofio.


Il Settecento vide il consolidarsi del potere nelle mani di una ricca borghesia terriera rappresentata dalla magnificenza dei palazzi urbani che venivano abbelliti e sontuosamente decorati come il palazzo Imbesi già dei Tuccari, il palazzo Camardi, il palazzo Sardo. Non mancarono esempi di solidarietà nei confronti della popolazione come la costruzione del Peculio (poi modificato in Municipio) una istituzione che aveva lo scopo di creare un patrimonio comunale che permettesse l'acquisto di una quantità di frumento bastante al consumo della locale popolazione in caso di carestia. L’unità d’Italia, nel 1860, con i soprusi operati da Nino Bixio e la mancata redistribuzione delle terre segnò, come nel resto dell’isola, il lento e inesorabile declino della città.

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